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Presentazione

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RECENSIONI, SEGNALAZIONI, GIUDIZI

 

In questa sezione vengono archiviati, con ovvia indicazione della fonte, i testi – di giornali, libri, siti internet e programmi radiofonici o televisivi – – che hanno parlato dei quaderni de «La Cittadella» 2001-2011 in generale, oppure di suoi numeri e di suoi articoli. L'ordine di presentazione è cronologico, solo a volte anche tematico. I testi vengono riprodotti (salvo errori di trascrizione) nella loro forma originaria, dunque anche con gli eventuali errori ortografici o grafici. Essendo questo un semplice archivio, creato soprattutto per essere di ausilio agli studiosi, ci asteniamo dal commentare eventuali opinioni opinabili o dal correggere errori di informazione e/o interpretazione commessi anche in buona fede. Poiché si mira ad una completezza di riferimenti, per i testi non trascrivibili (per ragioni di copyright o altro) si dà comunque l'indicazione biblio- o sitografica.

La collaborazione di tutti i lettori de «La Cittadella» a questa opera di archiviazione è assai gradita: noi non riusciamo a controllare tutto.

N.B. – Sono esclusi da questo "archivio" tutti i riferimenti a «La Cittadella» apparsi in forum di internet


Dal bollettino «CARPE LIBRUM», n. del 30 aprile 2001:

La Cittadella (nuova serie) - rivista trimestrale del Movimento Tradizionale Romano - p. 64 ill. L. 15.000 - (collaborano Consolato, del Ponte, D'Uva, Ruta, Incardona e altri) - "Il Genio di Censorino - Il Dio Giano e lo Specchio Divino - Il mistero della nascita di Roma - Il re dei boschi e lo specchio di Diana - Sul 'mistero' della luce aurorale - Gli Dei e l'ortografia - rubriche e varie" - "nel secondo numero: estratti da Celso - per il Natale dell'Urbe - Il culto privato nella religione romana - Per una pietas pagana nei tempi attuali - Nietzsche a Messina - Filosofia ed esoterismo nella Roma imperiale" - In una veste grafica finalmente decente riappare La Cittadella, rivista che dichiara, come si legge nell'editoriale: 'il nostro è essenzialmente un paganesimo augusteo'. Ciò è evidente dal tenore dei numeri precedenti e dai collaboratori che vi aderiscono ma ciò ci sembra contraddittorio con quanto poco più appresso si scrive: 'oggi riteniamo limitativo un riferimento eurasiatico in termini esclusivamente ariani, o indoeuropei se si preferisce, ritenendo necessario rivendicare come parte costitutiva del nostro paganesimo, sia religioso che culturale, anche l'eredità pre-aria dell'Eurasia, e in particolare, è ovvio, della nostra Italia, la cui tradizione è da dirsi, sinteticamente, ario-mediterranea'. Così leggendo, noi prendiamo alla lettera che anche il culto di Moloch era un riferimento pre-ario, e così Dioniso, la prostituzione sacra, il cannibalismo rituale, le feste orgiastiche, i culti di divinità telluriche e zoomorfe e uno sviscerato amore per il mondo della materia contrapposto a quello dello spirito. E, nel primo numero come nel secondo, non c'è comunque traccia di questa apertura ideologica ma si insiste sempre sul paganesimo augusteo (cioè evoliano). Ci sorge pertanto il sospetto che si tema che prendano piede le posizioni del paganesimo politeista mediterraneo di cui si fa portavoce la nostra rivista Antico Occidente, la quale per forza di cose si contrappone alla concezione augustea, evoliana e tradizionalista del paganesimo. Ciò non perché si tratti di un paganesimo "inventato" (qualcosa di moderno ce lo mettiamo comunque tutti noi...) ma perché, documentalmente, è esistito un paganesimo politeista non-ario e mediterraneo portatore di valori opposti a quelli esaltati da Augusto, Evola e dai loro estimatori pagan-monoteisti. Quindi, preghiamo la rivista La Cittadella - per la quale caldeggiamo in ogni caso la lettura a tutti i nostri lettori così come per Politica Romana [ma esce ancora?] - di farsi sì portavoce, ma coerente dei propri valori e di non far credere che non esistano delle voci dissenzienti di pari dignità intellettuale in grado di affermare che la loro concezione è solo una delle facce di una stessa medaglia! Almeno su questo terreno, Politica Romana, non ha voluto scivolare...


Dal libro OH, LA GLOBALIZZAZIONE! - "UN MONDO, UN POPOLO, UNA LINGUA", di Silvano Valenti e Altri, edito dal Gruppo di Studio "Lavises" di Tesero (TN), pp. 165-167: LA TERZA VIA:

La redenzione della società occidentale potrà compiersi in un ritorno al Paganesimo, religioso oltre che culturale. Lo afferma uno studioso tradizionalista di Messina, rivendicando "anche l'eredità pre-aria dell'Eurasia, e in particolare, è ovvio, della nostra Italia, la cui tradizione è da dirsi, sinteticamente, ario-mediterranea" (1).

E' una concezione di tutto rispetto, al di là del freddo tradizionalismo evoliano che sovrabbonda di richiami iperborei. Si potrà discutere dell'aspetto religioso del Paganesimo, ovviamente senza aggancio a pregiudizi e giudizi gratuiti, con equilibrata distanza dal disprezzo cristiano e dalle suggestioni moderniste di certo neopaganesimo (2); ma fuori discussione ne è l'aspetto culturale, intimamente connaturato con l'identità dei popoli affacciati sul Mediterraneo. Per l'Italia in particolare il recupero dell'identità coincide col recupero dei valori pagani della Romanità. Nel segno di Roma, per volontà e sacrificio di sangue della parte più generosa della nazione italiana (non per emancipazione coloniale!), è stato compiuto il miracolo dell'Indipendenza. Se schiava deve essere, sia schiava di Roma l'Italia: sia ricondotta al suo principio, all' "archetipo romano". Utopia? Tale può apparire "solo a chi non ama ragionare sui tempi lunghi e anche lunghissimi, 'saturnini', o dimentica la capacità già avuta dalla nostra patria di sorprendere quanti la volevano ormai solo 'la terra dei morti'".

Lo studioso mamertino (3) propone il ritorno alla tradizione pagana come terza via per l'Italia e per l'Europa. Via certa e non trita, in alternativa alle vie tracciate dal mondo profano ("votato alle tetre divinità della Tecnica e dell'Economia, alla piena attuazione del loro regno messianico, conosciuto come Globalizzazione") e dalle tre religioni abramiche riproposte "ai popoli con tutto il loro carico di intolleranza e di violenza figlio dello 'spirito desertico' che le accomuna" (4). La terza via, non sarà mai "quella delle scorciatoie pseudospiritualistiche tipiche del mondo crepuscolare ed opulento partorito dall'americanizzazione, bensì quella della ricerca consapevole delle radici più profonde ed alte della cultura europea, che, con buona pace di ogni altra pretesa, affondano proprio in terra d'Italia: qui infatti nasce il mito che fonda i Misteri eleusini, qui germogliano le sapienze di Pitagora e di Parmenide, qui si sviluppa la civiltà etrusca con i suoi insondabili arcani, qui sorgono per disegno del Fato Roma e il suo impero universale di giustizia e di pace ancor oggi senza uguali, da qui Federico II e Dante Alighieri ripongono il problema dell'unità spirituale e politica dell'Occidente, qui ha luogo [...] un Rinascimento che solo un'interpretazione riduttiva di esso può continuare a leggere come fondamento della 'deviazione moderna', che anzi nasce dalla sconfitta, attraverso l'affermarsi della Riforma e Controriforma, dello spirito rinascimentale, permeato di neoplatonismo ed ermetismo pagani".

La concezione della Terza Via è maturata, in opposizione ai falsi valori imposti all'Italia sconfitta, dall'esperienza di chi ha lottato e sofferto opponendosi ad essi con tutte le forze e con slancio ideale. E' una concezione valida che debitamente ripropongo, agl'intelletti sani, a conclusione della prima parte di questa crestomazia.

SILVANO VALENTI - Bolzano, 4 maggio MMI

  1. SANDRO CONSOLATO, Una cittadella per il nuovo secolo (Editoriale), "La Cittadella", rivista trimestrale del Movimento Tradizionale Romano, I (nuova serie), n. 1, MMDCCLIII a.U.c. (gennaio-marzo 2001 e.v.), 3-6 (Direttore: Dr. S. Consolato, Salita Calafato Vill. Pace, 98167 Messina, tel. 090-391184). Dal Consolato è ripreso il testuale. Il periodico si pubblica a Messina dal 1º marzo 1984. "Il suo fondatore e direttore, il professore SALVATORE C. RUTA (nato nella città dello stretto nel 1923), già reduce dalla prigionia per aver partecipato in Sicilia, tra il 1943 e il 1944, alle attività di resistenza contro gli occupanti anglo-americani, appartiene a quella 'generazione che ha fatto in tempo a perdere la guerra' la quale troverà negli studi tradizionali [...] un orientamento esistenziale e spirituale radicalmente alternativo ai valori dominanti nel dopoguerra". Il periodico rispecchia il pensiero del Centro Studi Tradizionali "Arx" di Messina che ha pubblicato altresì numerose Dispense monografiche firmate dallo stesso Ruta (alcune con l'eteronimo CLAUDIO RUTILIO) e da altri validi studiosi tradizionalisti quali RENATO DEL PONTE e ROBERTO INCARDONA (dalla Scheda di RENATO DEL PONTE, pg. 54).
  2. Nella definizione del Consolato: "variante 'animistica' di un materialismo naturalistico che è del tutto moderno anche quando si veste, o preferibilmente si denuda, all'antica".
  3. Uso il demotico non per bizzarria, ma di proposito, per ricordare che i Mamertini erano italici e la loro città, Touto Mamertino poi Messana, era "in Agro Romano". Gli abitanti di Messina sono più romani dei fiorentini e, forse, dei cittadini di Colonia. Purtroppo i romani di Roma (da non confondere con i grevi, gioviali romaneschi, brodo di razze immigrate) hanno lasciato la città, senza ritorno, in conseguenza del sacco di Alarico (410).
  4. Osservo però che le tre confessioni abramiche, aventi in comune lo 'spirito del deserto', sono profondamente differenziate: la più antica è la religione dell'occhio per occhio, del dio collerico, geloso, vendicativo, complice di malizie, sopraffazioni e stragi; quella di mezzo, nata da un Messaggio di amore e dal disprezzo dei beni terreni è degenerata in potenza economica e degradata ad ideologia, disposta a transigere, per venale profitto, con le forze del male; la meno antica, per quanto più inconsistente sul piano teologico, è l'unica rispettabile, per essersi mantenuta incorrotta e saggia nel conciliare trascendenza e vivere terreno. E delle tre è la sola che possa opporsi all'empietà mondialistica.

Da «LINEA», mercoledì 7 maggio 2003:

La "cittadella" dei romani

Due nuovi numeri della rivista di cultura e tradizioni latine

Nel giro di pochi giorni in aprile sono usciti due numeri della Cittadella, rivista di cultura e tradizione romana diretta da Sandro Consolato, che ha maturato negli anni una continuità non usuale per le pubblicazioni del settore.

Fondata alla metà degli anni Ottanta da Salvatore Ruta, la Cittadella è espressione di quel gruppo di Messina che dalla frequentazione di Evola trasse l'impulso ad approfondire gli argomenti della religiosità latina.

Nell'arco dei decenni, la rivista è rimasta fedele all'intento originale, riuscendo ad evitare quelle cadute nella retorica e nella banalizzazione politica che spesso contraddistinguono l'ambiente dei cultori di Roma Eterna. Le pagine della Cittadella oggi si aprono con profitto - ricche di indicazioni utili - per chiunque voglia approfondire gli argomenti della religiosità e in particolare della ritualità romana.

E sia detto per inciso: ogni italiano dovrebbe essere interessato a tali argomenti...

Una critica storica spesso partigiana ha fornito di Roma l'immagine parziale di potenza "secolare", laica ante litteram, unicamente protesa alla conquista bellica e alla dimensione materiale dell'esistenza. Forse certi atteggiamenti fascistoidi hanno contribuito a consolidare lo stereotipo.

Nel corso del Novecento le opere di Dumézil, di Evola - e di tanti altri pacati ricercatori - hanno svelato un altro aspetto, più sottile della sensibilità latina: L'aspetto della "pietas", ovvero il senso di profonda religiosità.

La religiosità latina rifugge i toni roboanti e profetici e sempre conserva la compostezza delle forme: la pietas confina con il senso dell' "officium", ovvero con la percezione del dovere particolare che ogni uomo, in base alle condizioni di nascita e ai talenti, è chiamato ad adempiere nella società.

Oggi la riscoperta della sensibilità religiosa degli italiani di qualche millennio fa può aiutare a sanare le ferite sociali dell'Europa di oggi. Ferite che talvolta hanno - anche se è impopolare dirlo - la loro radice in atteggiamenti religiosi malsani.

Nei numeri 8 e 9 della rivista molti gli spunti interessanti: segnaliamo il saggio di Renato del Ponte su Achille Coen ("un dimenticato storico israelita sincero cultore della tradizione romana") sul 9 e una silloge di orientamenti pratici dati da Pio Filippani-Ronconi sul numero precedente.

La Cittadella ai nostri giorni testimonia con forza persuasiva il fatto che Roma non fu solo la bieca "città degli uomini" descritta da un filosofo tunisino del periodo della decadenza.

ALFONSO PISCITELLI


Da «LINEA», giovedì 30 ottobre 2003:

Tradizione e storia contemporanea

La rivista La Cittadella continua la sua opera feconda di riscoperta delle nostre radici

Esistono riviste strettamente legate al momento in cui compaiono, calate nella cronaca. Altre pubblicazioni periodiche si pongono sui tempi della storia, riannodano i fili sotterranei di antichi e spesso inconsapevoli radicamenti, attualizzano retaggi che sembravano perduti nella notte dei tempi, collegano passato e presente. Altre ancora - e sono rare - uniscono ad una vasta prospettiva storica il senso della tradizione come un quid vivo, palpitante e perenne, che parla alla nostra sensibilità di uomini che viviamo nel tempo del nichilismo.

La rivista La Cittadella di Messina, diretta dal prof. Sandro Consolato e migliorata dalla nuova veste grafica sotto la direzione editoriale di Serafino Di Luia, appartiene a quest'ultima categoria, ponendo in luce quella philosophia perennis, quella vena metastorica che è poi il messaggio centrale della cultura tradizionale. Testata ormai consolidata in oltre 15 anni di pubblicazione, qualificatasi per la serietà dei suoi approfondimenti e per l'apertura dei suoi orizzonti, anche in direzione delle spiritualità orientali e della comparazione Oriente-Occidente, La Cittadella nel suo ultimo numero (n. 10 della nuova serie), affronta temi di grande interesse che offrono spunti per una comprensione non solo della romanità antica ma degli stessi eventi e sviluppi dell'età contemporanea.

Incontriamo il significato spirituale della dea romana Flora, la concezione etrusco-romana del saeculum e dell'imperium, la valenza rituale dei Ludi secolari, fino ad un approfondito contributo del prof. Renato Del Ponte sulla Primavera di Sandro Botticelli quale "mistero pagano" del Rinascimento, ricostruendo il clima spirituale della Firenze del '400 e l'influenza neoplatonica sull'arte figurativa, illuminando il senso simbolico celato in quel celebre dipinto nel quale compare Flora, dea intimamente legata alla sacralità di Roma, sul cui contenuto si leggono pagine illuminanti del Kremmerz commentate da Sandro Consolato.

Piace segnalare la meritoria riscoperta di Ersilia Caetani Lovatelli, insigne studiosa dell'antichità romana nella seconda metà dell'800, della quale viene pubblicato uno studio sui Ludi secolari. Sulla stessa linea di ricerca e di valorizzazione di figure culturali dimenticate, Consolato ha riscoperto in precedenza la figura di Giacomo Boni, l'archeologo scopritore del Lapis Niger che ebbe il privilegio di essere sepolto sul Palatino, per intervento di D'Annunzio e Mussolini.

Il parallelismo tra le vite di Cola di Rienzo e Mussolini e la rubrica "Pagine ritrovate" dedicate questa volta ad un racconto dello scrittore americano Henry James, "L'ultimo dei Valerii" in cui balenano intuizioni sul destino metastorico dell'Urbe, completano questo numero nel segno dello "studio" di Flora.

S.A.


Piero Fenili, Romanità e "morbo talebano", in « Politica Romana», n. 6/2000-2004, pp. 345-351.


Marco Iacona, Evola: non solo paganitas, in "Area", n. 102, maggio 2005, pp. 66-67 (articolo riproposto, con qualche variante e col titolo Julius Evola trent'anni dopo, su «Letteratura-Tradizione», n. 35, novembre 2005, p. 20).

Marco Iacona, Paganitas, or not paganitas: that is the question... (cfr. anche il cappello introduttivo di G. de Turris Opinioni a confronto), in «Letteratura-Tradizione», n. 37, gennaio-febbraio 2006, p. 14.

[per una contestualizzazione di questi articoli e per le repliche di Sandro Consolato, vedi http://www.lacittadella-mtr.com/evoliana.htm]


Dal sito http://www.juliusevola.it/ (ivi immesso l'8.12.2005 indicando come fonte originaria la rivista on line "CIAOEUROPA" di cui non si segnalano numero e anno):

Julius Evola, trent'anni dopo: ricordo o mistificazione?

Qualche giorno fà ci siamo ritrovati per le mani l'ultimo (triplice) numero de La Cittadella, rivista ufficiale del Movimento Tradizionale Romano, totalmente dedicata al Maestro Julius Evola, a trent'anni dalla sua dipartita. Dobbiamo confessare come la lettura del testo ci abbia coinvolto particolarmente, sia nelle luci sia nelle ombre: notoriamente le nostre posizioni sul pensiero tradizionale differiscono non poco da quelle espresse dai vari esponenti del MTR, ma nel corso del nostro articolo, che vuole essere un'utile guida alla lettura del testo, non mancheremo di evidenziare la pregevolezza di certi interventi e di certe posizioni, non meno che il perpetuarsi di una tendenza che giudichiamo al quanto negativa e sospetta.

L'introduzione del prof. Sandro Consolato, che a più riprese evidenzia la necessità di una comprensione magica degli scritti, della simbolica esistenza del Barone, più che accademica e fideistica, può essere accettata quasi in toto, se non fossero presenti le solite critiche – per noi al quanto divertenti - alla "Tradizione senza nome" di un Guènon (come se Evola più volte per definire la Tradizione non si fosse riferito proprio al tradizionalista francese!?...nella seguente intervista Evola nel parlare dei Maestri così si esprime "se ha letto le mie cose: io confesso, naturalmente, di dover molto a Guènon"), o al Mordini, con la sola colpa di essere cattolico (cosa che noi non siamo!), fino a sprofondare nel ridicolo quando si scrive "quella autentica eversione della verità metafisica e storica che è la eTradizione Romana' bifacciale (De Giorgio)" vorremo sapere se tale eversione la si imputa anche a Dante e se si dimentica o si fa finta di farlo il rapporto che ha legato Guènon, De Giorgio, Mordini ad Evola!??


Puntualmente, però, arriva la risposta, quando si ripropongono "i limiti nell'interpretazione evoliana dell'evo antico o delle successive epoche della nostra storia", tanto per giustificare il solito ritornello che non vede oltre il proprio naso e che riabilita, diciamolo chiaramente, massonicamente il Rinascimento e il Risorgimento: si ringrazia Evola per avere fatto maturare il giovanile rifiuto del mondo moderno, ma ci chiediamo a quale mondo moderno ci si riferisca, se non ci comprende o si fa finta di farlo, che Rinascimento, Illuminismo, Rivoluzione Francese, Risorgimento rappresentano le varie tappe di decadenza e di costituzione della società moderna!??


All'introduzione segue la vera perla della rivista, che solo per essa vale la pena acquistare e di questo non abbiamo fatica nel riconoscere grande merito a Sandro Consolato: un'intervista del 1971 realizzata da Attilio Spadaro, ove si manifesta eroicamente tutta la visione del mondo e della vita evoliana, come dottrina unica che forma ed illumina i tanti argomenti trattati (l'alchimia, la politica, l'iniziazione, c), che va vissuta interamente e non vivisezionata a piacimento, cogliendone solo gli aspetti che ci aggradano o ci fanno comodo. Si intuisce magicamente l'organicità della sapienza evoliana, che vive e riconosce il sacro ove esso realmente risiede, cioè nel Tutto, ermeticamente inteso.

In seguito, vi troviamo uno scritto evoliano su Insegne e motti dei Savoia, che è strettamente legato al successivo commento di Sandro Consolato. Non possiamo esimerci nel giudicare l'operazione al quanto maldestra: accanto al testo si può evidenziare la copertina dell'edizione evoliana de Il Mondo Magico de gli Heroi (1932) e nel commento di Consolato, Il Barone e la Dinastia, si fa un chiaro riferimento all'Ars Regia, come tradizione occulta del ghibellinismo. Gli ingenui potranno anche cadere nel tranello, ma una conoscenza reale del percorso involutivo delle casate reali europee e del progressivo disconoscimento di tale patrimonio sapienziale, non può che farci tornare alla mente quanto lo stesso Evola scrisse nell'epilogo de Il Mistero del Graal, nell'Inversione delghibellinismo:

"Il presunto Impero non è che la suprema concretizzazione della religione dell'uomo terrestrizzato, resosi estrema ragione a sé stesso e avente Dio per nemico [...]"

è palese l'incomprensione del disquisire simbolico di Evola circa le radici dei Savoia, che, maldestramente, lo ripetiamo, si vuol far storicizzare!


Arriviamo, poi, a ciò che consideriamo la vera mistificazione del pensiero evoliano, cioè lo scritto Il Fascismo Pagano di Julius Evola di Gennaro d'Uva, in cui si manifesta tutto il risentimento massonico e reghiniano che cova dal lontano 1928 e non si può che riconoscerlo! Per questioni di spazio non possiamo qui analizzare uno scritto di più di 100 pagine, ma ai lettori forniremo alcuni stralci che giudichiamo esplicativi, di quella che all'inizio abbiamo definito una tendenza sospetta. Precisamente sono tre gli stralci a cui ci riferiamo, esplicativi di tre argomenti chiave della visione del mondo del filosofo tradizionalista: il giudizio sul Sacro Romano Impero, sulla Romanità e su quella che viene definita Luce del Nord! Sul Sacro Romano Impero, Gennaro d'Uva riprende una recensione di Pietro Fenili(!):

L'Autore ha posto chiaramente in luce gli effetti devastanti dell'orientamento catto-germanico e della nostalgica regressione di Julius Evola nelle nebbie elementari e medievali del Sacro Romano Impero carolingio-asburgico (definito strumentale universalismo)

Su tale quaestio rimandiamo sempre all'epilogo de Il Mistero del Graal, così che i nostri lettori possano comprendere come tali giudizi siano il puro frutto di una deviazione gilluministicah! Sulla Romanità e non solo si legga quanto segue:

L'essere gli 'amorfi uomini della Tradizione' e non ei fieri viri romani della nostra sacra Tradizione è all'origine dei veri, grandi eerrori' di Julius Evola: i quali essenzialmente riguardano non solo la sbagliata escelta delle tradizioni', che gli ha fatto preferire il Medioevo e il Sacro Romano Impero (nella storia mai eromano di Roma', ma sempre ecristiano di Vienna' o cristiano di qualche altra città europea, comunque sempre cristiano) al nostro Rinascimento ed al nostro Risorgimento, ma anche la totale distorta interpretazione della Romanità antica.

Circa la Luce del Nord, gli Iperborei e la Tradizione Primordiale ecco quello che si afferma:

[...] una grande responsabilità nell'evoluzione (in realtà per noi si tratta di una einvoluzione') del pensiero di Evola, deve essere attribuita anche alle opere di Renè Guènon.

Che dire? Semplicemente un'accozzaglia di errori che si imputano ad Evola (l'autorità di farlo non è da affrontare in questa sede), senza motivazioni, ma con chiaro pregiudizio, accusandolo di abbandonare una presunta tradizione mediterranea (che non esistec se si studiassero gli atti dei Convegni sulla Magna Grecia!) per una gpresuntah tradizione ario-nordica primordiale, prendendo per pazza gente come il Tilak e il Dumezil, a difesa, in realtà del solito complotto massonico, da cui Evola volle giustamente sfuggire (su Ur sappiamo molto di più di quello che si può pensare!) e di cui purtroppo non riuscì a liberarsi il Fascismo! Il tutto, poi, si strumentalizza in funzione di critica nei confronti dell'Alleanza Roma-Berlino, nell'incontro delle due Aquile: ma noi sappiamo bene chi a tale alleanza si è sempre opposto e vorremo ricordare cosa fu Pio Filippani Ronconi in quegli anni, personaggio verso cui si sprecano spesso i riferimenti!


Vogliamo, però, ricordare che le nostre sono solo analisi sintetiche e che una consigliata lettura del testo, supportata da un'adeguata preparazione dottrinale, potrà far scegliere al lettore se si tratti di ricordo o mistificazione, non solo su Evola, ma anche su dati e simboli tradizionali (quanto scritto in merito al simbolismo dell'asino è da brividi!)-


Dopo le ombre, è giusto mettere in evidenza le luci, che non sono poche, oltre all'intervista già citata. Non argomenteremo, in positivo o in negativo, su articoli di tono minore, ma vogliamo segnalare l'articolo che più ci ha colpito, La forza solare di "Rivolta" di Alfonso Piscitelli, in cui, in poche righe, si è riuscito ad esplicitare lo spirito olimpico che forgia quelle pagine, quel senso eroico che o lo si vede e lo si vive o non lo si comprende affatto, quel senso trasmutatorio che rapisce chi possiede un antico richiamo nel cuorec e che dice poco o nulla ai seguaci degli Illuminati di Baviera:

'Julius Evola congiungeva nel suo intelletto un potente pensiero logico ad una sorta di naturale immaginare magico' che in effetti era il residuo di una diversa e più arcaica umanità.

Concludiamo con un sincero plauso a Sandro Consolato per aver dedicato le ultime pagine della rivista ad un testo evoliano che, erroneamente, è stato escluso dalle ultime edizioni di Rivolta contro il mondo moderno, cioè Lo Scettro e la Chiave, uno scritto dedicato al simbolismo di Giano, che ribadisce l'essenza della Regalità Primordiale nella Roma arcaica, come fondamento dell'Urbe e della sua iniziazione; unico, piccolo neo, la riproposizione tra le note della superata polemica sul simbolismo delle chiavi, sorta dalle pagine di Dei e Miti Italici di Renato Del Ponte, la cui posizione, la cui benevola incomprensione è stata più volte risolta da studiosi di vari e distinti orientamenti (Mariano Bizzarri, Claudio Mutti, c).


Al termine del nostro breve e sintetico scritto, che speriamo abbia espresso serenamente tanto le critiche quanto gli elogi, vogliamo consigliare la lettura della rivista in questione, come strumento utile per capire, con una sola raccomandazione: quando si disquisisce di Evola, lo si faccia sempre avendo in mente quanto scritto da Giandomenico Casalino nella sua ultima opera, Res Publica Res Populi:

La nostra Tradizione è lì nei Cieli, come il Sole, e la sua presenza è nel Mondo, evidente come l'Opera del Disco Aureo; ma chi è cieco non la vedrà, come i ciechi non hanno visto e nulla sanno dei Numi che hanno accompagnato il cammino del Cinabro (solfuro di mercurio – di colore rosso!!!)".

LUCA VALENTINI


Dal programma radiofonico «L'Argonauta», a cura da Gianfranco De Turris, radio 1 (ascoltabile su: http://www.radio.rai.it/radio1/argonauta/ ):

Recensione de «La Cittadella», n. 19. puntata di lunedì 6 febbraio 2006

L'ultimo numero del periodico di studi romani tradizionali diretto da Sandro Consolato è stato concepito in vista del trascorso solstizio d'inverno, il natale del Sole invitto. Nulla è lasciato al caso. Per questo motivo il contenuto della rivista va non solo letto con adeguata concentrazione, ma anche meditato oltre la superficie, nella auspicabile contemplazione di significati profondi. L'editoriale dice già molto: chiama al risveglio della religione avita romano-italica adombrato nel vivo repertorio di evidenze archeologiche riscoperte di recente nell'Urbe o nelle sedi a questa collegate. Dal recinto sacro dell'antica Lavinium alla Reggia del re Numa e alla capanna delle Vestali individuate da Andrea Carandini nel Foro. Notevole lo scritto di Renato del Ponte sulla concezione romana della vita lungo l'arco teso dalle origini all'Impero, che contempla unfallusione ispiratissima al principio della Aeternitas Romae. Gennaro D'Uva legge, vivificandolo, il brano in cui Svetonio descrisse l'attribuzione di Pater Patriae a Cesare Augusto. Stefano Arcella riferisce sulla natura luminosa dello stoicismo romano impersonato da Marco Aurelio. Indovinata, infine, la ripubblicazione di un ben invecchiato articolo di Dora Magaudda su Vesta, Dea della Fiamma Celeste e custode dell'origine romana.

ALESSANDRO GIULI

Recensione de «La Cittadella», n. triplo 24-25-26 (speciale Arturo Reghini. La sapienza pagana e pitagorica del '900):

Finalmente è in libreria il numero triplo con il quale «La Cittadella», rivista di tradizione italico-romana, stabilisce un punto alto e fermo sulla vicenda umana e spirituale d'uno dei più importanti iniziati dell'età moderna. Si tratta del fiorentino Arturo Reghini, che fu pitagorico e massone, pagano e fascista, ma sopra tutto incarnazione animica viva e fiera d'una romanità arcaica. Da leggere e rileggere sono i contributi che Gennaro D'Uva e Sandro Consolato dedicano al percorso politico e a quello esoterico di Reghini, lì dove il suo nazionalismo antigalileo si annoda con il tentativo, durato fino agli anni Quaranta del Novecento, di conferire dall'alto un nuovo corpo immateriale all'Italia di Virgilio e di Dante Alighieri. Notevole l'apparato iconografico che correda il volume, così come la ricostruzione dell'albero genealogico della famiglia Reghini, affidata a Renato del Ponte; nonché le testimonianze reghiniane di pitagorici contemporanei come Moreno Neri e di sapienti scomparsi come Ercole Quadrelli, Giulio Parìse e Sebastiano Recupero.


ALESSANDRO GIULI

Piero Fenili, La distruzione della distruzione. Risposta a Gennaro D'Uva, in «Elixir», n. 4 (equinozio d'autunno 2006).


Piero Fenili, Un importante omaggio ad Arturo Reghini, in «Elixir», n. 5 (gennaio 2007), pp. 11-14.


Dall'articolo di Francesco Demattè Nel sacro fuoco di Vesta. Ritorno di fiamma per Roma e i misteri delle sue origini, in «Linea», martedì 6 febbraio 2007:

[...] Si collega idealmente a tale rinnovato e beneaugurante interesse per il mito di Roma anche il quaderno monografico della raffinata rivista La Cittadella (per informazioni tel. 329/1063197 o lacittadella@email.it), dedicato, nel sessantesimo anniversario della morte, ad Arturo Reghini, uno dei più interessanti e originali esponenti della Tradizione del Novecento italiano. [...]


Dall'articolo di Riccardo Paradisi Reghini, il Pitagorico che sognava l'impero, ne «L'Indipendente», domenica 4 marzo 2007:

Nel 1992 su Uscite dal mondo (Adelphi) Elemire Zolla scriveva di Reghini: "Oggi di lui sopravvive un'eco molto fievole, ma assistita da un drappellino di fedeli". Un drappellino però molto agguerrito che nel 2006 ha animato convegni, occasioni di ricordo, iniziative per ricordare Reghini. La Cittadella, la rivista del Movimento Tradizionale Romano diretta da Sandro Consolato e Serafino Di Luia ha dedicato a Reghini un denso numero triplo monografico. Dove compaiono documenti inediti, saggi critici e notizie interessanti. Come quella della pubblicazione per le edizioni Arché, a cura di Christian Scimiterna e Stefano Loretoni, del primo dei sette libri di Arturo Reghini dedicati all'aritmetica pitagorica. Opera che il filosofo fiorentino desiderava ardentemente vedesse la luce. "Reghini", ha scritto il romanista Renato del Ponte, "è stato fra i più autorevoli esponenti europei della Tradizione del filone romano-italico". Per Papini restò invece sempre un enigma anche se di lui intuì con esatto giudizio la missione e l'azione: "Difese e incarnò il primato dello spirituale". Chi ricorda non l'ha dimenticato.


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