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Presentazione

Pubblicazioni
Il M.T.R. (S.C.Ruta e R. del Ponte)

 

In questa sezione vengono archiviati, in ordine quasi sempre cronologico e con ovvia indicazione della fonte, i testi – di giornali, libri, siti internet e programmi radiofonici o televisivi – che parlano, anche indirettamente, del Movimento Tradizionalista Romano (MTR) fondato negli anni 80 da Salvatore C. Ruta e Renato Del Ponte o di attività di suoi esponenti (queste ultime solo se riguardanti questioni attinenti i temi della Romanità e della Paganitas). I testi vengono riprodotti (salvo errori di trascrizione) nella loro forma originaria, dunque anche con gli eventuali errori ortografici o grafici. Essendo questo un semplice archivio, creato soprattutto per essere di ausilio agli studiosi, ci asteniamo dal commentare eventuali opinioni opinabili o dal correggere errori di informazione e/o interpretazione commessi anche in buona fede. Poiché si mira ad una completezza di riferimenti, per i testi non trascrivibili (per ragioni di copyright o altro) si dà comunque l'indicazione biblio- o sitografica.

La collaborazione di tutti i membri ed i simpatizzanti del MTR a questa opera di archiviazione è assai gradita: noi non riusciamo a controllare tutto.

N.B. – Sono esclusi da questo "archivio" tutti i riferimenti al MTR apparsi in forum di internet.

Materiali per servire alla storia del Movimento Tradizionale Romano

Massimo Introvigne, Il cappello del mago, Sugarco, Milano 1990, pp. 345-347 (Paragrafo La Via Romana).


Articolo apparso su «Studi politeisti», n. zero, giugno 1993, pp. 10-14:

I 'PROPHANA LIMINA' DEL MOVIMENTO TRADIZIONALISTA ROMANO

Col titolo di 'Sacra Limina – Sul problema di una tradizione romana nel tempo attuale' (Sear edizioni 1988), è stato diffuso un opuscolo che tocca, in un suo capitolo, anche noi politeisti, seppure accomunati con gruppi neopagani coi quali nulla abbiamo a che spartire.

Questo movimento si rifà alle idee dello scrittore Giulio Evola il quale, peraltro, già a suo tempo aveva scritto che non era un maestro e non voleva seguaci, manifestando l'onesta consapevolezza che le sue idee potessero anche essere soggette a future radicali critiche.

In attesa che qualcuno trovi l'estro di svolgere un lavoro critico sull'opera evoliana, vogliamo contestare i due punti che i Tradizionalisti Romani adducono contro il politeismo.

1) Se si andasse al fondo del problema 'neo-pagano' si scoprirebbe che esso non ha nessuna solida base dottrinale o spirituale.

Si potrebbe ritorcere l'accusa contro chi ce l'ha mossa, perché, in fin dei conti, qual è la loro base dottrinaria? La soggettiva elaborazione che Giulio Evola fece di un lunghissimo 'excursus' storico, condensandola in un assunto dottrinario che non è nemmeno tutto suo ma che si appoggia, nei suoi costrutti paradigmatici, alle sue elucubrazioni di una figura su cui non si è ancora indagato criticamente: Renè Guénon.

Quando sentiamo parlare di dottrina sentiamo subito l'odore di sospetto del settarismo, della feroce convinzione ci essere nel giusto. Anche qui ci sentiamo di poter ritorcere gli argomenti: come potete rifarvi all'antico mondo pre-cristiano se poi mettete sul piedistallo solo una componente (la romanità evoliana) e gettate alle ortiche tutto il resto? La contraddizione ve l'ha brillantemente risolta lo stesso Evola, teorizzando in questo modo: da una parte ci sono i bravi indoeuropei, luminosi, solari, patriarcali, guerrieri, i prischi romani che condannavano a morte le mogli se venivano sorprese a bere vino – dall'altra le oscure, pelasgiche, ctoniche genti di Gog e Magog, col loro culto della Madre Terra e delle sue latebre viscere.

Con questa 'scrematura' voi tradizionalisti romani pascolate tranquilli nei campi dell' 'ipse dixit', portando come basto e soma la vostra dottrina e la vostra spiritualità trascendente.

Peccato che James Hillmann sia uno psicanalista ed un ebreo; diversamente i tradizionalisti romani si sarebbero presi la briga di leggerlo e, forse, avrebbero scoperto con noi dei meriti di cui lo stesso Hillmann è tutt'altro che consapevole.

Come si può dire che non possediamo una base dottrinale? Noi ci riferiamo in tutto e per tutto a ciò che denominiamo 'Luce del Politeismo', ovvero le testimonianze che i popoli non monoteisti del bacino mediterraneo hanno consegnato alla storia delle loro impronte, fisiche e animiche ed in cui riconosciamo un denominatore comune: l'esaltazione della Vita e la glorificazione del Mondo, di questo unico Mondo, di contro alla loro negazione e annichilazione a favore di un altro mondo di cui non c'è contezza, quello di Abramo, Gesù e Maometto.

2) Noi non ci riferiremo al mondo pagano antico e al suo spirito ma ad un mondo artificiosamente costruito dalla apologetica e dalla propaganda cristiana, fatto di 'Naturalismo' e di 'Politeismo' (come negazione dell'unità metafisica del principio divino).

L'apologetica cristiana in questo senso, per lo meno, non ha inventato proprio nulla, ha semplicemente identificato con epidermica consapevolezza qual'era il suo nemico e ne ha additato gli organi di espressione: Naturalismo e Politeismo. Se non fosse stata questa la differenza fondamentale fra i due sistemi non avremmo assistito alla dura contrapposizione che ci fu ma ad un più quieto confondersi e sopportarsi.

Invece la teoria artificiosa è proprio quella che vogliono contrabbandare i tradizionalisti romani, affermermando che il politeismo è una degenerazione e un'incomprensione dello spirito monoteista; quest'ultimo sarebbe stato proprio a tutte le 'élites' sacrali e di potere dell'antichità, mancando alle masse ignoranti cui era necessario somministrare la verità sotto forma di simboli.

Di passata, segnaliamo alcune contraddizioni inammissibili per dei 'tradizionalisti' quali essi si rappresentano e che avrebbero fatto sobbalzare le ceneri di Evola nell'urna: primo, il popolo ebraico sarebbe veramente il popolo eletto fra quelli della terra, in quanto già da tempo ha abbracciato il monoteismo in una maniera così netta e da così tanto tempo che gli indoeuropei, al confronto, appaiono come un popolo di ritardati. Secondo e come diretta conseguenza, staremo intraprendendo un cammino evolutivo, poiché il mondo va verso una 'catechizzazione' in senso monoteista dei popoli, con buona pace per la teoria 'tradizionale' dell'involuzione dell'umanità.

Lasciamoli meditare su questi due punti e ritorniamo alla loro velenosa teoria, potendo affermare in coscienza che ove si è parlato di Principio Primo, di Uno, di Dio, lì si era al 'Crepuscolo degli Dèi'. Lo riconosce anche Federico Nietzsche allorché scrive che gli Dèi morirono a causa delle risate che li colsero allorché uno di essi affermò di essere l'unico dio.

Viene da ridere vero? Noi 'naturalisti' che parliamo di metafisica! Evidentemente – e lasciando da parte la critica che faremo un giorno della parola 'metafisica' – anche noi non ci accontentiamo degli spiritelli della vegetazione ma ci sovveniamo degli antichissimi miti che parlano della Notte e del Chaos primordiale anteriore a qualunque concezione teistica; stranamente analoghi ai concetti di Maha-Shakty del tantrismo e alla guénoniana 'Possibilità di non manifestazione'.

Il fatto è che questi nostri tradizionalisti romani essendo, per loro stessa ammissione, dei 'monoteisti solari' (forse per distinguerli da quelli lunari: i cristiani) non hanno nessun titolo per parlare a nome dei popoli non cristiani cui negano persino, o somma empietà, la qualifica di politeisti!

Per contro gli Dèi o gli angeli sono delle 'emanazioni' o 'manifestazioni' specifiche del Principio Primo e con essi tutto quel complesso universo di corrispondenze e di analogie tra il macrocosmo e il microcosmo. Essi non mancano di citare i neoplatonici, l'imperatore Giuliano e altri a sostegno della loro teoria; difatti per essi ciò che conta pare che sia solo quel famoso... 'ipse dixit'!

Resta da testimoniare che il mondo antico, comprese le sue 'èlites' sacrali e governative era naturalista e politeista con piena consapevolezza ideologica e ove qualcuno indulgeva a concezioni più vicine al monoteismo, ciò accadeva per un allontanamento e una degenerazione rispetto alla propria tradizione.

Compresa nell'accusa di naturalismo e di politeismo vi è anche quella che noi non saremmo per la 'Trascendenza' del principio materiale, bensì annasperemmo continuamente in un equivoco misticismo panteizzante che avrebbe divinizzato superstiziosamente il mondo e i fenomeni naturali.

Il termine 'trascendenza' è per noi troppo legato alle crisi isteriche dei mistici cristiani perché ci si debba scomporre più di tanto. Cosa intendete per trascendenza? Forse che San Michele Arcangelo o Giove Ottimo Massimo erano più trascendenti del rubicondo Priapo o dell'irsuto Pan?

Lo stesso Evola ebbe a parlare i 'trascendenza immanente', avendo chiaro che la liberazione dell'individuo dai lacci della materia bruta avveniva affinché questi fosse Signore su questo Mondo e non serafino in un'improbabile Walhalla.

È evidente che i tradizionalisti romani si sono attardati ad una concezione ottocentesca della materia e, trascurando gli ultimissimi approcci della scienza – per cui la stessa acqua avrebbe la capacità di memorizzare ciò con cui viene a contatto e l'infinitamente piccolo giunge a corrispondere all'infinitamente grande, secondo il noto assioma trismegistico – disdicono persino la tradizione alchimistica che operava con sostanze organiche ed inorganiche per trasformare l'essere umano.

Siamo accusati anche di divinizzare scioccamente i fenomeni della natura. Non ci sembra tanto sciocco riconoscere la divinità della natura, riconoscere nei fenomeni naturali, dallo stormire del vento allo scrosciare dell'acqua, la presenza immanente del divino. Sì, perché noi riteniamo che la divinità non sia separata dalla creatura ma che questi due termini che noi percepiamo come distinti sono allo stesso tempo anche compresenti in se stessi.

Non a caso sono tali fenomeni in se apparentemente scontati che propiziano tra gli shintoisti giapponesi l'esperienza del 'Satori' che, come è noto, hanno un grande amore per la natura.

Bisogna andarci piano, cari tradizionalisti romani, con l'uso spropositato che fate del simbolismo, perché si ha l'impressione che si finisce col simbolizzare delle pure astrazioni concettuali. Noi preferiamo parlare di analogia: il picchio è analogico a Marte così come questo è analogico al picchio. Entrambi condensano una modalità dell'Esistente: tramite uno dei due si può giungere all'altro e così via.

Col simbolismo ci si può allontanare dalla realtà. Evola ebbe a dire che ci si muove fra simboli, che l'uomo è un simbolo egli stesso e tutto ciò che fa. Una tale affermazione è altamente fuorviante e molto cristiana, in quanto tende a finalizzare e indirizzare in un ipotetico al di là, i fatti e i compiti salienti della vita – quando è nell'al di quà, come direbbe Meyrink, che l'uomo deve operare.

L'autentica concezione 'pagana' dell'uomo e del mondo non ebbe dunque un carattere simbolico di realtà trascendenti – come i gesuiti vorrebbero che fosse la nostra vita onde pregustare le gioie della visone beatifica -. Era invece analogica alle diverse modalità dell'esistente. Alla fine del capitolo che ci concerne, questi tradizionalisti eseguono un'autentica e vergognosa sviolinata a favore del monoteismo, tanto più indegna in quanto musicata da chi dice di rifarsi al mondo pagano. Un tradizionalismo davvero poco integrale e più vicino alla gerosolimità dei Papi che alla romanità dei Cesari. Sembra quasi di scorgervi un'inconsapevole disegno 'provvidenziale', "tanto è amara che poco più è morte".

Articolo apparso su «Studi politeisti», (senza numero), febbraio 1994, pp. 10-14:


IL FALSO POLITEISMO DEL NEO-PAGANESIMO CONTEMPORANEO

La nostra Istituzione (I.M.S.P.) ha sempre preferito evitare, per quanto possibile, di attribuirsi la qualifica di pagano o neo-pagano, essendo consapevole dei rischi di inquinamento che questi due termini possono apportare. D'altronde si tratta di una parola neutra di per sé ma adottata al negativo dai cristiani del Basso Impero per screditare l'avversario politeista. Per ciò preferiamo il termine politeismo, che se non altro è positivo e propositivo.

Un motivo ulteriore e proprio a questi nostri giorni che viene a soddisfarci per la nostra scelta terminologica è la scoperta che non occorre essere giudeo-cristo-islamico-jainisti per essere monoteisti ma ci si può addirittura rifare agli Dèi dell'alma Roma, onorarli ed auspicarle un nuovo culto statale. In questo caso il culto politeista viene vissuto come quello cristiano dei Santi e dei Beati, nel quale l'azione di questi è possibile solo per intercessione della Beata Vergine Maria o di Cristo stesso; nelle molteplici epifanie divine si veda pertanto solo l'azione di un unico, altissimo, Dio.

Certamente non crediamo che un'idea simile possa essere balenata per davvero nelle menti dei cosiddetti pagani dell'antichità – con l'eccezione, forse, di qualche spirito troppo contagiato dalle dissennate speculazioni filosofiche dei Greci – ma ciò accadde, invero, in chi pensò di meglio distruggere la civilizzazione politeista assorbendone e traviandone le forme. Basta guardare, per esempio, le sovrastrutture ideologiche della Chiesa Cattolica. I Protestanti, in questo almeno, non hanno barato al giococ

Tuttavia il sopradetto tentativo fu fatto in piena malafede. Nel caso, invece, di questi monoteisti pagani (e mai come ora il termine pagano, nella sua accezione negativa, trova corrispondenza migliore) – intendiamo parlare dei signori del Movimento Tradizionalista Romano – si tratta di persone in buona fede.

Il colpo da maestro è stato non tanto trasformare l'Europa da politeista a monoteista (cosa che ci lascia tutt'ora attoniti) ma a far partorire a questo monoteismo, così come un bossolo esce dalla culatta del fucile, un monoteismo con tutte le apparenze del politeismo, il neo-paganesimo appunto, a tutto uso e consumo di eventuali e mai escludibili colpi di ritorno! Se qualche rigurgito, qualche reminiscenza di un'altra verità avesse potuto sorgere in qualcuno, ecco bello e pronto tessuto l'inganno.

Non c'è poi da meravigliarsi se questi neo-pagani rinculano, quando scendono dalle loro discussioni metastoriche nel campo contingente della vita di tutti i giorni, verso concezioni, fatti e personaggi che fanno parte del sistema monoteista, da Dante Alighieri a Giuseppe Garibaldi. Di fronte a ciò, le spoglie di Ignazio da Loyola stesso sono rabbrividite di piacere nel sepolcro.

I loro antecedenti storici sono molteplici – escludendo quelli fasulli, poiché costoro hanno visto affiorare la tradizione romana perfino in certi atti politici dell'On. Craxi! – e su di essi primeggia quello rinascimentale del Cardinale Bessarione. Ma quello del M.T.R. è, forse perché ultimo in ordine cronologico, il più riuscito, in quanto tali persone non sono cristiani che ammirano il paganesimo, come Bessarione, ma cristiani che si credono pagani al punto – come emerge dal loro Manifesto. da chiedere (giustamente peraltro) il trasferimento della sede papale a Gerusalemme!

Ora, ritornando al punto principale, noi vediamo che la rinuncia al termine pagano ci viene ricompensata con doppia moneta: negli attuali e futuri impegni pubblici, il Politeismo può tranquillamente non correre il rischio di venire mistificato e confuso facendo fallire quei tentativi (vedi quello del prof. Bandini di Vicenza) di spacciare la nostra azione come un trastullo pseudoculturale nato ai margini dell'odierne crisi di tutti i valori.

In seconda moneta, grazie alla comparsa sulle scene di questo M.T.R., abbiamo agio di indirizzare e correggere il tiro polemico del monoteismo laico e cristiano, proprio verso questo movimento anziché su di noi in quanto costituiscono il miglior ricettacolo per le critiche che si possono fare al neo-paganesimo.

Con la pubblicazione di un loro 'Manifesto – Orientamenti per i tempi a venire' (supplemento al n 35, marzo-maggio 1993, del loro organo di stampa: «La Cittadella») hanno condensato tutti in una volta i principi della loro dottrina monoteistico-pagana. I punti programmatici sono 15, preceduti da un'apertura che anticipa le contraddizioni contenute nel 'Manifesto' stesso.

Mentre infatti da una parte si afferma di non essere un movimento politico ma un "centro spirituale", nel contesto è invece tutto un programma quasi elettorale che va dalle rivendicazioni su Nizza e l'Istria, all'aborto, alle tasse, fino al futuro trattamento e dislocazione di ebrei e zingari. Inoltre, non vogliono essere identificati nel filone fascista, poiché pretendono di essere la stessa scaturigine, attraverso i secoli, del richiamo alla "Tradizione romano-italica", di cui il Fascismo sarebbe stato un'imperfetta epigone – ma nel contempo lasciano a chi voglia prestare attenzione al loro discorso le loro personali preferenze storiche. Più lealisti del Re, quindi!

Il loro artificiale richiamo ad una romanità costruita a tavolino leggendo i libri di Arturo Reghini e Giulio Evola, oltre che essere sommamente aleatorio, svolazza su personaggi che con la stessa romanità da loro concepita, poco hanno a che vedere, come l'Alighieri degli "Dèi falsi e bugiardi" o il Risorgimento massonico. Comunque, in conseguenza di questo 'orizzonte romano', essi scrivono che favoriranno uomini, forze e idee disposti a lavorare per i loro 15 punti programmatici, "per il ritorno visibile dell'astro di Roma-Amor, luce del mondo intero".

Per "Tradizone romano-italica essi intendono "la forza che sta dietro il permanere di un'immagine archetipica dell'Italia nell'inconscio collettivo delle sue genti e di un'identità spirituale che coinvolge l'uomo e l'ambiente di questa terra, avente da sempre il proprio cuore pulsante e vivificante in Roma".

Sull'argomento non è il caso di esprimere giudizi superficiali, come hanno fatto lo scrittore catto-guénoniano Alexandre De Danann nel libro 'Memoire du Sang', considerato che è supportato da un rispettabile impegno di studio ed editoriale. Occorrerebbe almeno un piccolo 'pamphet' per contestarlo compiutamente.

Diremo soltanto che l'unica forza che permane dietro qualche immagine archetipica dell'Italia nell'inconscio collettivo è quella della Chiesa Cattolica, purtroppo, mentre l'identità spirituale tra l'uomo e la terra italiana è relegata solo in qualche individuo, più o meno consapevole. Non è nemmeno il caso di parlare di 'virtualità' di questa forza.

Il 'Manifesto' contiene alcune tesi curiose che si distaccano dal resto – un'insieme di indicazioni politiche molto vicine a quelle della destra parlamentare – le quali meritano qualche cenno.

1) La Patria. Essi considerano patria (terra dei padri) il suolo che fu via via assoggettato, con il sistema delle "primavere sacre" , dalle etnie umbro-italiche fino alla stessa fondazione di Roma. Ciò di fatto esclude buona parte del territorio della repubblica italiana ma essi non se ne danno conto e si allargano fino a prospettare che i confini possano giungere là dove future potranno arrivare.

2) La Nazione. Per nazione essi intendono l'insieme degli italiani che sono stati latinizzati nel corso dei tempi, unificati e plasmati dalla loro "Tradizione di Roma" al punto che c'è la possibilità "virtuale" di rispondere al richiamo di questa tradizione. Quanto ciò sia inconsistente, se non altro, è dimostrato dalla storia d'Italia, da Totò, da Anna Magnani e Alberto Sordi.

3) Lo Stato. Non potendo contare sullo stato sacrale dei bei tempi andati (e che anche noi rimpiangiamo), l'M.T.R. ripiega – diremmo quasi "si accartoccia" – sulla imminente "Seconda Repubblica", purché essa non "assuma tratti decisamente sovversivi rispetto ad ogni residuo valore legato alla tradizione patria". Parole soppesate per non dover smentire la loro precedente e falsa dichiarazione di non voler essere catalogati 'di destra' o 'di sinistra'.

4) La Religione. Si riconoscono nella religione di stato dell'antica Roma e la praticherebbero nella forma del culto privato, gentilizio e familiare, considerando che i riti pubblici avrebbero senso solo se praticati dalle istituzioni di uno stato sacrale.

Questi culti privati, se fosse davvero possibile ripristinarli, ci avrebbero visti consenzienti. Tuttavia ci vediamo costretti a additare al Prof Bandini di Vicenza questi signori; proprio a lui che ha accusato noi politeisti di celebrare i riti pagani così come una scimmia sa scrivere a macchina. Anche con la più perfetta identità operativa il rito è inefficace, in quanto il 'maschio' non coincide più con la 'femmina'. La storia, lo spirito che vive dietro di essa, si ripropone in corsi e ricorsi ma non in copie fotostatiche!

Il culto romano sarebbe poi il "solo autenticamente indigeno, nazionale". Con ciò, si vuole sostenere la tesi che ha ragione il più forte: poiché i Romani ed i loro diretti predecessori si sono imposti sulle altre etnie di stirpe diversa in Italia adesso, a distanza di tanti secoli, almeno in maniera virtuale, si deve ammettere la superiorità ed il prestigio della tradizione romana, accettare questi eventi come "centrali e fatidici", tanto quanto la venuta del Messia per gli Ebrei e ringraziare la 'humanitas' romana per essere intellettualmente tolleranti in casa propria!

Per fortuna che si tratta delle elucubrazioni moderne di moderni monoteisti 'pagani', per cui non ci sentiamo costretti a scendere nel campo di una 'querelle' per eruditi. Ci siamo limitati a rispondere riproponendo la scena del sacrificio dei prigionieri troiani, così come la 'gens' etrusca dei Saties la ripropose ai romani invasori.

*****

Infine, quando parliamo di Politeismo, vogliamo riferirci a quella comunità e contiguità di intenti spirituali che in antico rivestì molteplici e complementari aspetti, avendo come fondamento l'idea di una policentricità dell'anima in ogni singolo spirito e di una co-essenza fra umano, divino e natura (in)animata. Quando si parla di neo-paganesimo sarà bene precisare che si tratta solo di una prospettiva, quella con cui l'uomo monoteista vede in forma malata ma pur sempre anelante alla guarigione, il fulgore dei nostri orizzonti.


Da Piero Fenili, Religione di stato e religione di salvezza in Italia ed in Giappone, in «Politica Romana», n. 1/1994, pp. 25-26:

[...] Anche i Romanologi (in giapponese sarebbero chiamati Rômaseshin – gakusha) così come già gli Iamatologi (Wagakusha) hanno intrapreso una notevole attività di studio, nella quale alla correttezza scientifica si accompagna una autentica partecipazione spirituale ai temi trattati, secondo un orientamento che colloca la "romanologia" al di fuori e al di sopra di ogni arido accademismo e consente di accedere ad una comprensione in profondità di quei medesimi argomenti (45).

In tal modo si è proceduto ad avviare un compito fondamentale della "romanologia" ed ove il Movimento Tradizionalista (meglio sarebbe dire "Tradizionale") Romano, che si è proposto di rappresentarla nell'Italia contemporanea, riuscisse a consolidare una posizione di prestigio tale da farlo considerare custode e tempio di antiche memorie patrie, tale compito potrebbe dirsi in gran parte assolto.

Oltre a quanto detto sopra, nel Movimento si è manifestata l'esigenza di un'intima partecipazione alla religiosità romana antica, che lo accosta allo spirito del Shûsha Shintô, che vive lo Shintoismo come culto ed esperienza religiosa.

Poiché tale esigenza ha coinvolto un numero ristretto di persone, si è delineato un suo carattere elitario ed in qualche modo esoterico (46), secondo un indirizzo che richiama gli approfondimenti del già menzionato Yui-Itzu-Shintô. Naturalmente non sono esclusi altri possibili orientamenti.

Recentemente ha preso forma, con un interessante Manifesto in quindici punti (47), una chiara intenzione del Movimento a prendere direttamente posizione in una dimensione di risonanza pubblica. Questa volontà di incidere in ambito pubblico, con una specifica attenzione al tema della Patria, della Nazione, dello Stato e della Religione (punti 1, 2, 3 e 5 del citato Manifesto) mostra un risveglio di interesse per quel dominio che fu il principale oggetto dell'attenzione e delle cure del Koku-rei, il Cerimoniale di Stato nipponico, peraltro oggi non più esistente come funzione istituzionale dello Stato.

Più specificamente, al punto 5 (Religione – Religioni) del citato manifesto si legge tra l'altro: "Considerando come 'Stato tradizionale minimo' uno Stato alla 'giapponese' nel quale il posto che ha lo Shintoismo nel Sol Levante sarebbe qui tenuto dal culto pubblico degli Dèi di Roma, il M.T.R. assicura fin da adesso che, nell'eventualità si addivenisse ad un simile Stato, il pluralismo religioso sarebbe mantenutoc". Viene qui affacciata, in via teorica, la stessa responsabile preoccupazione di garantire la libertà alle altre confessioni religiose che fu propria, come si è visto, dello Shintoismo di Stato giapponese che, tuttavia, si spinse ancora oltre nella volontà di salvaguardare ulteriormente tali garanzie, evitando di trasformarsi in uno Stato confessionale e negando a tal fine che il Koku-rei avesse natura di religione.

Tramontata tuttavia la Religione di Stato in Giappone, non mi sembra che una analoga prospettiva possa essere realisticamente ipotizzata per l'Italia. Questo non significa, però, che una corretta "romanologia" sia condannata ad estraniarsi dalla sfera pubblica, non avendo alcuna possibilità di incidere nella medesima. Come ho più sopra accennato e come intendo ribadire, lo Stato-nazionale italiano costituisce una realizzazione moderna nata da una proiezione, nella sfera del divenire storico, di un'antica memoria fedelmente e tenacemente custodita dalle generazioni degli Italiani migliori succedutesi nel tempo. [...]

(45) Nell'ambito di questa nuova "romanologia" si collocano le opere di M. BAISTROCCHI, Arcana Urbis – Considerazioni su alcuni rituali arcaici di Roma, Ecig, Genova, 1987 [...], di R. DEL PONTE, Dèi e miti italici – Archetipi e forme della sacralità romano-italica, Ecig, Genova, 1988 e La religione dei Romani, Rusconi, Milano, 1992, e di C. RUTILIO, Pax Deorum, SeaR, Scandiano – R.E., 1989. Molto importanti sono stati anche i convegni di Cortona dell'1 marzo 1981 su La Tradizione italica e romana, e di Messina del 6 dicembre dello stesso anno su Il sacro in Virgilio, dei quali sono state pubblicate in parte le relazioni rispettivamente sui nn. 22-23-24 e 20 della rivista ARTHOS di Genova.

(46) In proposito occorre riferirsi innanzitutto all'orientamento emergente dal ciclostilato anonimo La via romana degli dèi, Messina, 1975 (cfr. R. DEL PONTE, Il Movimento tradizionalista romano del Novecento, cit., pp. 49 e 62). [...]

(47) Manifesto del Movimento Tradizionalista Romano – Orientamenti per i tempi a venire (Supplemento a "La Cittadella" n. 35, Marzo-Maggio 1993 – Direzione e Redazione: viale Italia 71, 98124 MESSINA). Ritengo che questo documento, anche se non se ne possa condividere in toto il contenuto, rappresenti un utile punto di partenza per una più approfondita discussione.


Hans Thomas Hansen, "Die 'magische' Gruppe von UR in ihrem historischen und esoterischen Umfeld", prefazione a Julius Evola / Gruppe von UR, Schritte zur Initiation, Bern: Scherz/Ansata 1997, S. 7-27. specie pp. 23-27.

La casa editrice Victrix di Forlì ha curato una traduzione italiana di questo testo, con l'aggiunta di proprie note di commento:

L'Associazione Romània Quirites e le sue relazioni con la restaurazione della Tradizione Romana, Victrix, Forlì, s.d.


Adolfo Morganti, Il tradizionalismo non cattolico italiano contemporaneo, in «Religioni e sette nel mondo», n. 16 (2000).

Ora leggibile anche in http://www.grisrimini.org/documenti/vari/tradizionalismo.htm

[una ironica risposta de «La Cittadella» si legge in

http://www.lacittadella-mtr.com/pdf/Caleidoscopio4.pdf ]


Paragrafo (La via romana) del cap. 26 (Neo-paganesimo, Neo-stregoneria, Neo-sciamanesimo) della Enciclopedia delle Religioni in Italia, curata dal CESNUR, Elle Di Ci, Torino 2001 (il testo aggiornato è leggibile in

http://www.cesnur.org/religioni_italia/n/neo_paganesimo_04.htm


Cenni nel volume di Ugo Maria Tassinari, Fascisteria, Castelvecchi, Roma 2001, pp. 292 e 297.


In nome degli dei di Monica Raucci: http://www.uniurb.it/giornalismo/lavori2004/raucci/index.htm


Da Risguardo V. Quarant'anni delle Edizioni di Ar, 1964-2003, Ar, Salerno 2004, p. 40 (dal contributo di Piero Di Vona):

[...] [Imperialismo pagano] non rimase il pensiero solitario di un oscuro scrittore del secolo trascorso, poiché nel secondo dopoguerra generò il ritorno degli antichi culti romani, e la formazione del movimento tradizionalista romano che li patrocina. [...]


Laura Rangoni Il paganesimo, Xenia, Milano 2005, pp. 110-113.


Da Piero Di Vona, Evola fra tradizionalismo e fascismo, in J. Evola, I testi de La Vita Italiana, t. I., Ar, Padova 2006, p. 30:

[...] Come si vede, il cattolicesimo per Evola non è più destinato ad essere una religione popolare tollerata provvisoriamente in un Impero sacro e pagano, come pretendeva in Imperialismo pagano; è, al contrario, il tradizionalismo integrale che reclama un posto accanto al cattolicesimo, religione ufficiale dello Stato fascista. Dobbiamo notare che ancor oggi, per quanto è a nostra conoscenza, il Movimento Tradizionalista Romano è in attesa di un riconoscimento pubblico da parte dello Stato italiano [segue nota 48: Movimento Tradizionalista Romano, Manifesto. Orientamento per i tempi a venire, Supplemento a La Cittadella n. 35, marzo-maggio 1993]. [...]


dal «Corriere della Sera », 6 maggio 2006:

IL RITORNO DEGLI DÈI, NEOPAGANI SULL'OLIMPO


Un tribunale di Atene autorizza i fedeli alla celebrazione degli antichi culti greci. Politeismo in crescita anche in Italia. «Affascinati dalla spiritualità fai da te»



ROMA - La Fratellanza Solare, i Nativi d' Insubria, i Fedeli degli Asi, i Pitagorici, l' Ordine dei Bardi, Ovati e Druidi, la Tribù Winniler. Sono tra noi, ma sparsi lungo la penisola, impermeabili tra loro e poco inclini a farsi conoscere, casomai il proselitismo è filtrato, cauto, graduale. Gruppi piccoli, piccolissimi talvolta. Si incontrano in case, o in Rete, oppure si parlano tramite riviste che possono avere trecento pagine o essere poco più di un foglietto. Il mondo difforme del paganesimo 2000. Neopagani. «Vedremo moltiplicarsi questi fenomeni», dice Marino Niola, che insegna antropologia dei simboli all' Università Suor Orsola Benincasa, Napoli. Perché, professore? «Perché nel paganesimo, cioè nel politeismo, ciascuno può costruirsi la sua via alla spiritualità. Ogni dio ha una sua funzione e il suo legame con un elemento naturale, monte, fiume, mare...». Il ritorno degli dei è avvenuto negli ultimi tempi, immancabilmente in Grecia. L' associazione «Ellis» ha ottenuto da un tribunale civile l' autorizzazione a venerare Zeus, Era, Poseidone, Ares, Afrodite e gli altri dell' Olimpo e ora vuol chiedere al ministro dell' Istruzione e degli Affari religiosi di celebrare gli antichi riti nei templi sull' Acropoli o su Capo Sunio. Con la rassicurazione: niente sacrifici di esseri viventi, offriremo frutta, dolci, vino, olio. «Non sarebbe proprio una novità - dice Claudio Simeoni, da Marghera, portavoce della Federazione Pagana, animatore di Radio Pagana, autodefinitosi "Meccanico, Apprendista Stregone, Guardiano dell' Anticristo" -. L'anno scorso eravamo in tremila sotto il monte Olimpo per un rito nel nome di Prometeo». E da noi non si potrebbero usare i templi di Agrigento, di Paestum? «Ma no! I monumenti vanno tutelati e protetti. Noi per i riti abbiamo il nostro "bosco sacro", piantato a Jesolo, da un pagano». Punto di riferimento neoellenico in Italia è il critico d' arte milanese Antonino De Bono che, a 82 anni, dice: «Sarebbe ridicolo oggi pregare Apollo o Hermes. Interessante invece è notare la rivalutazione degli dei come forze cosmiche dell' universo, che sfuggono al controllo dell' uomo». De Bono accusa Gesù «di essersi vantato di essere il Cristo, lo considera piuttosto un mago o un operatore dell' occulto, ma ha chiuso con la Grecia religiosa politeista vent'anni fa, dopo che alcuni suoi seguaci annunciarono - per finta - che avrebbero tagliato la testa a un ariete. Così, per cercare un paganesimo mediterraneo in Italia si deve guardare alla «via romana», gruppi che si rifanno alla religiosità dell' antica Roma, ma più nel solco egiziano di Iside e Osiride, che in quello greco con Zeus che diventa Giove e Poseidone che si tramuta in Nettuno. Dice Massimo Introvigne, fondatore del Centro studi sulle nuove religioni: «Nel neopaganesimo romano ci sono due filoni principali, uno intellettuale formato da professori ed entusiasti degli studi classici, e l' altro di estrema destra, nel ricordo della romanità senza cristianesimo e del fascismo senza Concordato». Aggiunge il vicepresidente del Cesnur, Pierluigi Zoccatelli: «Il neopaganesimo coincide quasi sempre con l' esoterismo, l' ermetismo. Spesso per accedere agli strati più sottili dell' essere queste scuole si basano su teorie e pratiche che riguardano la manipolazione dell' energia sessuale, nella scia di Cagliostro». Così, nel passato dei movimenti neopagani romani ci sono riunioni nelle catacombe, là dove si rifugiavano i nemici di oggi, i primi cristiani. E c' è anche il rito sull' Appia Antica effettuato con un' ascia bipenne, forse alla presenza del filosofo Evola, rito che avrebbe "propriziato" l'avvento del fascismo. «Il politeismo è una minoranza - ripete il professor Niola - Ma cresce soprattutto per la reazione al Cristianesimo, che ha spezzato il rapporto fra uomo e natura, ritenendo l' uomo superiore».

ANDREA GARIBALDI

Segue il blog:

FRA RELIGIONE E FILOSOFIA

Zeus e gli altri? I «padri» dei santi cristiani


Non è la prima volta che torna in auge il culto degli dei greci, dopo la loro eclissi. All'inizio del Novecento, in Germania, la «cerchia di Stefan George», restaurò culto e cerimoniali sia pure ad uso di un gruppo piuttosto ristretto di letterati estetizzanti. Essi volevano essere direttamente i greci antichi. Non pochi ne sorrisero. Il loro contributo ad una rinascita dell'Ellade antica fu nullo. Altri culti «pagani», ma di origine paleogermanica, furono rimessi in vigore non molti anni dopo dal massimo criminale del secolo XX, Heinrich Himmler, il capo supremo delle SS e fondatore del «Ahnenerbe» (il lascito degli antenati). Qui la farsa diventò tragedia. Ma, indagando in tema di restaurazioni, si potrebbe riandare ancora più indietro nel tempo, fino al tentativo di un grande e misconosciuto imperatore del IV secolo, Giuliano, detto ingiustamente «l'apostata», il cui sforzo di restaurare l'antica religione greca fu incrinato dal modo stesso, filosofico e dunque metaforico, con cui egli intendeva tale restaurazione.

Restaurare la religione greca è arduo. Esistette infatti una religiosità greca, ma, al tempo stesso, esistettero tanti e tra loro assai diversi culti riguardanti non di rado le stesse divinità. Quella greca non fu una teologia chiusa, ma piuttosto una teologia aperta, sorretta da una idea vaga e complessiva del divino e sempre più fortemente impregnata di filosofia. È dunque difficile ricavarne e addirittura restaurarne un determinato culto. Ma, a ben vedere, la religione dei greci, via via impregnata di pensiero neoplatonico, vive ancora: nel Cristianesimo e in particolare nel Cattolicesimo, che è solo apparentemente monoteistico, ma che ha ripristinato una molteplicità di entità divine attraverso il culto di figure intermedie quali la «Vergine» e i «santi». E inoltre esso è sorretto da una teologia che è innervata di pensiero greco. Nulla nella storia scompare, tutto si mescola e si trasforma.

LUCIANO CANFORA


Articolo apparso su «Panorama», n‹ 46, 16 novembre 2006:

Radici italiche - Il risveglio del neopaganesimo

VEDIAMOCI AI SATURNALI IL SABATO SERA

Il 17 dicembre festeggeranno il dio degli inferi. Al posto del Natale celebreranno il Natalis solis invicti. I seguaci del paganesimo sembrano sempre più numerosi. Alla ricerca della propria comune identità: quella pietas antecedente il Cristianesimo e il razionalismo laico.

I veri laici devoti sono i patrioti di Roma che non sono massoni, piuttosto pagani, anzi, gentili, da gens. Sono i discendenti di una stirpe istruita per diritto di sangue a tenere viva la fiamma della dea Vesta. Sono gli abitanti più antichi della città che veramente e non per favola fu fondata da Romolo il 21 aprile. Precisamente nel 753 avanti quest'era volgare. Così come fu vero che il fratello, laico e devoto, dovette uccidere il gemello Remo.

Così come Roma è eterna, così come è vero che furono sette i re perché gli stessi scavi archeologici hanno dato ragione ai sacerdoti di Rea Silvia fecondata da un fallo di solido fuoco. Ha sempre avuto ragione Tito Livio e con lui Niccolò Machiavelli, che ne commentò la dottrina perché ogni rito politico è anche rito religioso. Ha sempre avuto ragione Giovanni Boccaccio, autore di una mirabile Genealogia degli dei, e tutta la storia delle origini di Roma attraverso le fonti ha ragione perché l'identità romana per l'Italia e per lo stato è il sigillo sacro primigenio: il futuro, insomma, è dietro le spalle. «Il fondamento culturale e religioso d'Occidente è pagano» spiega Domitia Lancetta, studiosa del dionisismo, animatrice dell'associazione di studi Symmetria. «L'immagine del lupo nella Roma sacra è anteriore alle presunte radici cristiane; così come, nella pur ecologistica cultura moderna, non c'è nulla di paragonabile alla bellissima Preghiera del pastore tramandataci da Ovidio. È il Cristianesimo che invece può avere radici nostre, giammai il contrario».

Roma, dunque, è radice a se stessa. Niente di folcloristico, neppure l'ombra della new age, nulla che possa indulgere a stravaganze, al contrario: studi severi, dottrina profonda e, soprattutto, gravitas. È vero «che gli dei di Roma si sono rifugiati in India» come dice Pio Filippani-Ronconi, il grande orientalista invitato a suo tempo dallo scià di Persia per festeggiare i 2.500 anni di Dario imperatore in Iran e applaudito dagli zoroastriani e dai saggi sciiti per un'allocuzione in latino. Ma lo spirito sacro della romanità ancora oggi reclama i suoi paesaggi: la campagna lungo l'Appia antica dove pascolano gli armenti, proprio a pelo con gli studi di Cinecittà, è ancora canone dell'ideale classico. E il genius loci della paganitas è vivo nel fiume Tevere, nell'Isola sacra, nel Mausoleo di Adriano, nei musei e nei Fori (dove con i pagani anche i romani vanno in inconsapevole pellegrinaggio) ma infine anche all'Auditorium.

È successo qualche domenica fa, di mattina. Il Comune di Roma e l'editore Laterza avevano organizzato all'Auditorium una lezione di Andrea Carandini, archeologo, autore di bellissimi libri sull'Urbe, l'ultimo dei quali è La leggenda di Roma. È il primo volume edito da Fondazione Valla, Mondadori editore, titolo Dalla nascita dei gemelli alla fondazione della città. Una folla da concerto rock attende la lezione del professore. «Più gente che con Leonardo Di Caprio» così diranno a Carandini gli organizzatori dovendo fronteggiare in sala e fuori dagli ingressi più di cinquemila persone. Il successo colpisce Gennaro Malgieri, consigliere d'amministrazione della Rai, che già pregusta di fare della religione di Roma arcaica un canovaccio di consumo popolare che eguagli le letture dantesche di Roberto Benigni e di Vittorio Sermonti. Carandini, erede di una famiglia di agrari dal sussiego radical (tanto da meritarsi un motteggio sulla falsariga dello slogan comunista: «La terra ai Carandini!», in luogo di «La terra ai contadini!»), è un fenomeno pop. Con un elzeviro sul Corriere della sera lo stesso professore cercherà di darsi una spiegazione: «Siamo stufi di fragori musicali e discoteche». Tiziano Terzani raccontava di un banchetto in India quando una signora d'alta casta gli rivolse l'imbarazzante domanda: «Quanti sono in Italia gli adoratori di Zeus padre?». E Roma vive ancora. I gentili, i pagani che continuano a frequentare i luoghi sacri, scendono nelle catacombe non più come «luoghi infettati dai morti», bensì per svegliarle ai riti misterici della tradizione. A San Callisto vi si leggono le iscrizioni di Giulio Pomponio Leto, un erudito rinascimentale, arrestato con Bartolomeo Sacchi detto il Platina. Sono tracce di una tradizione che pochi iniziati hanno tenuto viva e ben s'accordano con lo spontaneo avvicinamento del popolo ai richiami arcaici di Roma.

Dal successo hollywoodiano del Gladiatore, dove per la prima volta si vede un eroe non necessariamente convertito al Cristianesimo, al De Reditu, film dall'omonimo libro di Claudio Rutilio Namaziano. Il viaggio fiero e lugubre di un magistrato romano (V secolo dell'era volgare) lungo quel che rimaneva di un impero sfregiato dai galilei e dai barbari goti. E con in cuore la volontà tragica di restaurare il mos maiorum (la tradizione dei padri). Un altro segnale di orgoglio gentile, quasi un antigladiatore nostrano. Mentre in libreria il riscatto pagano è affidato al best-seller di Valerio Massimo Manfredi L'ultima legione. «Ovviamente le operazioni commerciali non partecipano dell'archetipo sacrale ma certamente allertano un richiamo ancestrale» spiega Sandro Consolato, direttore della rivista La Cittadella, animatore del Mtr, ovvero Movimento tradizionale romano («Tradizionale, non tradizionalista» puntualizza Consolato). E ancora: «Alla decadenza degli studi classici corrisponde una sempre più forte domanda di radici». Il 21 aprile, Natale di Roma, è stato chiamato in Campidoglio Renato Dal Ponte. È il massimo studioso della religione dei padri, ha tenuto l'allocuzione davanti ai membri dell'Accademia delle scienze di Mosca, la terza Roma («Terza e mai più» recitano gli ortodossi). Ogni dettaglio è un archetipo.

Il 17 dicembre uomini e donne di grande eleganza festeggeranno i Saturnalia e il 25 dello stesso mese, giusto per dare a Cesare quel che è di Cesare, la festa del presepe per loro sarà solo il Natalis solis invicti. Nulla che rimandi alla Galilea, si tratta infatti della più antica festività mithraica, è il giorno in cui Roma rifulge di splendore divino. L'eternità di Roma prescinde, precede e sovrasta lo stesso sigillo cattolico. Consolato rivendica ciò che in Lituania, Grecia e Bretagna è normale: «Normale che qualcuno, invece che subire il razionalismo laico o l'erranza cattolica, eserciti la pietas».

Tutti i giornali e le televisioni non mancano all'appuntamento di Assisi con la Marcia della pace, ma la verità del popolo corre per sentieri occulti. Per le Idi di marzo gruppi di persone si recano ai piedi della statua di Cesare, ne incensano i marmi e poi rendono onore alle pietre del Palatino. Piero Fenili, magistrato, oggi curatore della rivista Politica romana, studioso assai raffinato, ricorda di aver visto ai piedi del condottiero, tra gli altri fiori deposti, una corona con una ben precisa dedica: «A Giulio Cesare, il primo dei generali e degli avvocati». Perfino i tifosi della A.S. Roma ci vanno in pellegrinaggio, ma quella corona con le ghiande di quercia, precisa Fenili «dovevano averla portata gli avvocati».

PIETRANGELO BUTTAFUOCO


Da Nicola Rao, La fiamma celtica. Sessant'anni di neofascismo da Salò ai centri sociali di destra, Sperling & Kupfer Ed., Milano 2006, pp. 7 e 390-391:

"Nel capitolo iniziale ho fatto solo un cenno all'interesse per il mondo della paganitas romana da parte di Peppe Dimitri e al fatto che uno dei suoi più grandi amici (che lo ha scortato al funerale) sia stato Daniele Liotta, il presidente del Movimento Tradizionale Romano. Il quale, qualche giorno dopo, ha preferito salutare Peppe con un rito pagano. Chi fosse incuriosito da questo mondo, che non è legato direttamente al neofascismo, ma lo sfiora e ci si intreccia, può visitare il sito http://www.lacittadella-web.com/forum/, vero e proprio portale del Movimento Tradizionale Romano" (pp.390-391).


Da http://quorthon87.giovani.it/diari/994696/solstizio_d_inverno.html Archivio del Diario: Marmarius: Gli scritti di un Ghibellino, 17 dicembre 2006:

Sono tornato alcune ore fa (alle dieci e tre quarti circa) dalla celebrazione del sacro solstizio d'inverno; la ricorrenza sarebbe tra alcuni giorni ma per motivi logistici è stata anticipata alla notte tra il 16 ed il 17diDicembre,semprerimanendonelperiododeiSaturnaliovviamente.

Le ultime ventiquattro ore sono state intensissime e molto importanti per me, ieri per la prima volta ho partecipato ad un vero e proprio rito, avendo moto di avvertire attorno a me le energie che ci circondano e che chiamiamo "numi"..

E' stato meraviglioso stare raccolti attorno al fuoco sacro di Vesta a parlare del nostro passato, di come ci siamo avvicinati alla nostra spiritualità, a scherzare e condividere gioie e sofferenze come veri fratelli sodali... Io stesso sono stato quasi un' ora a raccontare loro la mia evoluzione spirituale partendo dai primi segni nella più tenera età fino ai miei diciannove anni attuali.

Il posto stesso dove stavamo era speciale... era stato trovato diversi anni or sono dall'attuale "Pater" della Gens Ivlia del Movimento Tradizionale Romano assieme a Giuseppe Dimitri, quella conca sulla cima di un monte tra il Lazio e l' Abruzzo, isolata e sferzata dal vento era sembrata loro il posto più adatto per poter celebrare i sacri solstizic

Tutto quello che ricordavo e sapevo di Peppe Dimitri era un funerale... Centinaia di persone, così numerose che la chiesa non le conteneva e occupavano la scalinata e la piazza sottostante.. "Chi era costui?" mi chiedevo allora.. I brividi mi correvano lungo la spina dorsale quando sentivo il discorso del padre della moglie, quando la bara uscì dalla chiesa a funzione terminata la folla si divise per farla passare e, quando una voce che ero solito sentire distaccata e impassibile urlò rotta dal pianto "Camerata Beppe Dimitri!!" la folla urlò all'unisono col braccio teso:"Presente!!!"...

Uomini impassibili in lacrime al suo funerale, solo questo sapevo di lui... l' ho conosciuto il giorno del suo funerale.

Ora chi lo aveva conosciuto in vita mi parlava di lui attorno a quel sacro fuoco e mano a mano le lacrime incominciavano a rigare il mio volto, lacrime di amarezza per non averlo conosciuto, lacrime di tristezza perchè sapevo che probabilmente non sarei mai stato come lui, come l'uomo che cantava Mancinelli in quella canzone.. Non mi sono mai sentito così insignificantec

Quell' uomo era un Guerriero. Noi eravamo li anche per lui.

BRUMA:
Come una corona sul monte
Il cerchio di pietre ci cinge,
sotto le stelle i fratelli
mi narrano gesta di antichi guerrieri,
le fiamme illuminano il mio viso
solcato dalle lacrime.
Questa è la Bruma,
rendiamo grazie a Saturno.
Questo è il solstizio d' inverno,
rendiamo grazie agli dèi

Dopo aver acceso la pira del solstizio ed aver officiato tutti i riti preparatori abbiamo fatto le nostre offerte agli dèi immortali dando ognuno ciò che avevamo a disposizione (un pezzo di torta di mele nel mio caso) e quindi è tornata l' atmosfera serena e giocosa di prima, verso le sette, dopo ore e ore di freddo, è giunta l'Aurora e le abbiamo tributato i dovuti onori e riti, dopo di che, sopraggiunta l'alba il cielo era nuvoloso e ci impediva di scorgere l'aureo disco solare, solo nel momento dell'invocazione Egli, come un occhio dietro una palpebra, ha fatto capolino tra le nubi degnandoci del suo divino sguardo.

AURORA:
il mondo ha appena scostato
le sue lenzuola di nebbia
ed ecco che tu,
annunciato dall' astro del mattino
giungi da dietro i monti
come un occhio che si apre
dietro palpebre di nubi.
Messaggero di speranza
Vinci la morte,
tu che sconfiggi le tenebre
tu, o Sole invincibile,
tu rinasci ora
e noi con te.
Possa così essere in eterno
AVE DEO SOLI INVICTO!


Voce Neopaganesimo Romano / Via romana agli Dei in Wikipedia:

http://it.wikipedia.org/wiki/Via romana agli Dei;


http://www.marasloks.lv/public/?id=18&ln=en (resoconto della Decima Conferenza del World Congress of Ethnic Religions (WCER) tenutosi in Lettonia per il Solstizio di Giugno 2007 con riassunto dell'intervento e anche fotografie ritraenti la delegazione italiana del MTR; il sito è quello bilingue – lettone e inglese – della Foudation Maras loks).


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